Educazione

Pubblicato il marzo 7th, 2014 | di staff

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Mario Lodi: una “nuova” scuola

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Mario Lodi, famoso pedagogista italiano, si è spento a 92 anni.

Tra le sue opere più importanti ricordiamo: “Cominciare da bambino” Einaudi (1977) e “Guida al mestiere di maestro” Libri di Base degli Editori Riuniti (1982).

Mario Lodi nasce durante il periodo fascista e ottiene il diploma magistrale nel 1940. Inizialmente, lui non voleva diventare insegnante e il suo primo tirocinio si rivelò, addirittura, una vera e propria delusione. Gli vennero infatti richieste lezione tradizionale, basate su programmi tradizionali mentre lui desiderava una scuola libera da legami e aperta alla fantasia e all’insegnamento rivolto ai figli delle famiglie più povere. Una scuola dove non c’è competizione ma collaborazione; una scuola che recupera invece che selezionare e che fa in modo che lo studente sviluppi uno spirito critico.

Solo dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale riesce ad attuare le sue idee. In questo periodo, si ritrova in aula studenti provenienti da zone diverse, perchè i genitori si erano trasferiti per cercare un lavoro. La maggior parte di questi bambini non parlava l’italiano ma solo in dialetto; quindi il primo problema da affrontare era proprio quello linguistico. A questo punto Lodi decide di lavorare utilizzando quello che questi bambini potevano avere in comune: il gioco e il disegno.

Da questo punto di vista, le sue fonti di ispirazione furono Vygotskij, Piaget e  Bruner. Lui sosteneva che “il bambino impara giocando” e attraverso il gioco e il disegno i bambini esprimo le loro sensazioni e le loro emozioni. Inoltre, in questo modo, il bambino può selezionare le informazioni, paragonarle , valutarle e fare una sintesi.

L’insegnante, infine, deve seguire il bambino nel suo percorso e avere passione; deve essere colui che accompagna gli studenti lungo un percorso che li renderà cittadini attivi e non passivi. L’insegnante deve “tornare bambino”.

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