Terapia

Pubblicato il Settembre 6th, 2013 | di Gaia Turra

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Distrofinopatie: Distrofia Muscolare di Duchenne

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Seguendo la classifica delle distrofie muscolari presentata la settimana scorsa ( Distrofie muscolari ), analizzeremo da ora le diverse forme singolarmente e dal punto di vista esclusivo delle caratteristiche cliniche, soffermandoci maggiormente su quelle più frequenti in età evolutiva. Al termine si concluderà con un articolo interamente dedicato al trattamento. La prima che tratterò è tra le Distrofinopatie: Distrofia Muscolare di Duchenne.

DEFINIZIONE DI DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE

La Distrofia Muscolare di Duchenne DMD è nell’infanzia l’affezione muscolare più frequente e più grave, geneticamente determinata, che interessa tutte le popolazioni in egual misura. L’elevato tasso di mutazione spontanea porta ai seguenti dati: incidenza di 1 su 3.500 maschi nati vivi; 1 su 10.000 cellule uovo o spermatozoi con mutazione del gene per la distrofina de novo.

Nel 1836 il clinico Gaetano Conte riprese una descrizione del medico Semmola del 1834, ma colui che studiò e descrisse questa distrofia dandone il nome fu il neurologo francese Guillaume Benjamin-Amand Duchenne nel 1861. Nel 1879 il neurologo britannico W. R. Gowers  capì che soltandistrofinato il sesso maschile poteva manifestare la malattia.

E’ una distrofinopatia ovvero una tipologia di Distrofia muscolare (insieme alla Distrofia Muscolare di Becker) dovuta a mutazione nel gene DMD che codifica per la proteina denominata “distrofina”. Tale gene è il più grande gene umano, addirittura 10 volte maggiore di qualunque altro. La sua espressione interessa i muscoli: scheletrico, liscio, di quello cardiaco alcune popolazioni neuronali. Il suo prodotto, la distrofina, ha un peso molecolare sostenuto ( 427 kd) e la forma a bastoncello. Risulta importante perchè essa è componente del citoscheletro ( un insieme di strutture che costituiscono ‘impalcatura della cellula), quindi conferisce stabilità alla membrana del muscolo durante la contrazione e stabilizza le altre glicoproteine associate. La percentuale 0,002 % è la quantità di distrofina presente nel muscolo scheletrico, ed il 3 % la percentuale delle proteine di membrana.

ESORDIO, EVOLUZIONE E CARATTERISTICHE CLINICHE DI DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE

Il periodo neonatale risulta nella norma. L’esordio della Distrofia Muscolare di Duchenne è stimato attorno ai 2 anni di età, infatti l’acquisizione delle tappe motorie è ritardata e verso i 2-3 anni iniziano i primi sintomi motori:

  • Difficoltà nella deambulazione, frequenti cadute immotivate, difficoltà a salire i gradini;
  • Andatura anserina, con una base d’appoggio molto ampia per ripristinare maggior stabilità ed equilibrio -> in seguito al deficit muscolare ai glutei ed al cingolo pelvico;
  • Iperlordosi, accentuata rispetto alla lordosi fisiologica -> in seguito al deficit di forza dei muscoli estensori delle anche;
  • Andatura sulle punte -> riduzione della forza muscolare nei dorsiflessori del piede con successiva retrazione del tendine d’Achille;andatura sulle punte ipertrofia a livello dei gastrocnemi ( polpacci) a causa della sostituzione delle fibre muscolari con tessuto adiposo;
  • Debolezza muscolare fino all’atrofia muscolare progressiva che coinvolge cingolo scapolare e pelvico;
  • Riflessi tendinei ridotti o assenti.

Dopo i primi 24 mesi i genitori si accorgono che il proprio figlio presenta delle difficoltà motorie. All’esame clinico, 2-3 anni, il bambino sa reggersi su una gamba ma è decisamente in difficoltà a saltare, correre, salire le scale. Progressivamente si nota la sempre maggiore difficoltà ad alzarsi da terra, e ciò è messo in evidenza dalla manovra di Gowers. La capacità di deambulare viene persa intorno ai 10-15 anni di vita, e risulta indispensabile l’uso della sedia a rotelle. Inoltre l’obbligo della staticità della posizione seduta comporta la comparsa di deformità scheletriche: contratture dei muscoli flessori delle anche e delle ginocchia, deformazioni dei piedi; successivamente scoliosi progressiva con debolezza dei muscoli intercostali. Il coinvolgimento dei muscoli adibiti alla respirazione determina con il progredire del tempo delle complicanze broncopolmonari ed infine un’insufficienza cardiorespiratoria, che può essere letale.

EZIOLOGIA DI DISTROFIA MUSCOLARE DI DUCHENNE

La Distrofia Muscolare di Duchenne è una malattia X-linked recessiva, la cui trasmissione è legata al cromosoma X. Infatti il gene DMD (79 esoni) mutato è localizzato sul braccio corto del cromosoma X -> Xp21 e la mutazione consiste nella scomparsa totale o quasi della distrofina. La delezione di uno o più esoni, di questo gene, determina l’interruzione di una tripletta a monte della mutazione  e quindi l’arresto nella lettura dell’ mRNA -> messaggero che porta l’informazione genetica successivamente convertita in proteine-> distrofina.

Poichè la mutazione si trova sul cromosoma X solamente i maschi manifesteranno la malattia, avendo un solo cromosoma X; mentre le femmine solitamente non hanno sintomi, avendo 2 cromosomi X( si potrebbe compensare il difetto). Tuttavia è possibile che esse siano portatrici sane della malattia, con possibilità 1:2 di trasmetterla a un eventuale figlio. [ Nel 90% dei casi queste donne sono asintomatiche, il rimanente 10% presenta segni di miopatia.]

trasmissione genetica

Al sospetto di Distrofia è possibile eseguire l’esame del sangue il cui prelievo permette di determinare la quantità di CK ( Malattie neuromuscolari- Principi generali ); di trarre dal DNA informazioni sui geni. Inoltre è attuabile la biopsia muscolare per vedere la presenza o meno della distrofina e delle eventuali proteine alterate.

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Informazioni Autore

Terapista della Neuropsicomotricità dell'età evolutiva, Neuropsicomotricista in acqua e istruttrice di nuoto a Padova. Ho affiancato la mia formazione universitaria ad una mia passione ovvero il nuoto cercando di creare un nesso tra terapia, sport e piacere. In un mondo non sempre facile avere più chance per vivere meglio.



Una Risposta a Distrofinopatie: Distrofia Muscolare di Duchenne

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