Terapia

Pubblicato il Maggio 23rd, 2013 | di Gaia Turra

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Sindrome di Marfan

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Una delle sindromi della quale non abbiamo ancora parlato e che nel corso del presente articolo analizzeremo è la Sindrome di Marfan.

DEFINIZIONE

La Sindrome di Marfan è una malattia genetica di tipo autosomico dominante, determinante un’alterazione del tessuto connettivo. E’ una patologia molto complessa poichè colpisce  il sistema cardio vascolare, scheletrico, gli occhi, i polmoni e le membrane fibrose che ricoprono il cervello e la colonna vertebrale. Ha un’incidenza di 1 caso su circa 5.000 nati vivi indistintamente tra i maschi e le femmine.

Il nome della malattia deriva dal pediatra francese, Antoine Marfan, che per primo la descrisse nel lontano 1896 (A. Marfan), dopodiché si è dovuto attendere fino al 1991-1992 per identificare il gene alterato coinvolto nella manifestazione sintomatologica della Sindrome di Marfan (scopritore fu F. Ramirez). Infatti punto cardine di tale patologia è appunto l’alterazione del tessuto connettivo, dovuta all’alterazione della Fibrillina 1- gene FBN1- localizzato sul cromosoma 15, che codifica per questa importantissima glicoproteina del connettivo, supporto strutturale per le microfibrille. Tale gene  e quindi la proteina codificata, risultano mutati nel 60% dei pazienti con Sindrome di Marfan. Questa mutazione causa conseguenze spesso devastanti e, ad oggi, incorreggibili. Una mancata diagnosi e prevenzione cardiovascolare può portare alla morte improvvisa (un esempio eclatante è rappresentato da alcune morti improvvise di giovani atleti di cui si ha talora notizia leggendo i giornali). Solo un’indagine genetica può in definitiva garantire una diagnosi precisa. La Sindrome di Marfan è detta a trasmissione autosomica dominante in quanto l’alterazione è presente in un cromosoma non sessuale quindi solo i figli che hanno ereditato un gene FBN-1 alterato da entrambi i genitori risultano affetti dalla sindrome. Ciò nonostante, nel 25 % la malattia è il risultato di mutazioni spontanee in pazienti chhttp://www.genetica.liguria.it/img/gallery/022.jpge non hanno una storia familiare.

Diversi personaggi storici ne sono stati indicati come probabilmente affetti: Abraham Lincoln, Charles de Gaulle, Sergei Rachmaninov, Vincent Schiavelli, Joey Ramone, Niccolò Paganini, il faraone Akhenaton, Talleyrand, Reinhard Heydrich.

CLASSIFICAZIONE

Considerando il sistema di classificazione internazionale la sindrome di Marfan è classificata tra le malformazioni congenite;  in realtà dovrebbe trovarsi tra le malattie sistemiche del tessuto connettivo Inoltre anche se tutti i pazienti con sindrome di Marfan hanno un difetto nello stesso gene, in differenti famiglie si verificano mutazioni diverse, e non tutti vivono le stesse caratteristiche allo stesso grado. In altre parole, quindi, il gene difettoso si esprime in modi diversi in persone diverse. Questo fenomeno è noto come espressione variabile. Gli scienziati ancora oggi non capiscono perché espressione variabile si verifica in persone con sindrome di Marfan.

CARATTERISTICHE

Avendo parlato di espressione fenotipica estremamente variabile, le molteplici manifestazioni possono essere più o meno sfumate e diversificate, ma in taluni casi la sindrome può decorrere in modo completamente asintomatico. Nel corso del tempo i sintomi emergono o si acuiscono.

Poichè tutti gli organi contengono tessuto connettivo, le manifestazioni della sindrome di Marfan interessano molte parti del corpo,in particolare:

  1. Struttura ossea: esageratamente longilinea, sproporzionatamente alti e magri. Viso allungato (affollamento dei denti nell’arcata superiore e palato alto), arti inferiori e superiori presentano una lunghezza molto più elevata rispetto al tronco (dolicostenomegalia). Si parla anche di aracnodattilia per esprimere il concetto della lunghezza esagerata delle dita, tipica di questi soggetti: le mani sono paragonate alle zampe di un ragno.
    Per quanto riguarda l’altezza, questi pazienti presentano una statura con una media al di sopra del 97° percentile.
  2. Lo Scheletro così strutturato può andare incontro a scoliosi,cifoscoliosi, anomalie della gabbia toracica,rientro anomalo/protusione dello sterno, , spalle curve,  petto deforme, piedi piatti, polsi stretti e sottili.
  3. Apparato  cardiovascolare: con problemi di aneurisma (dilatazione del vaso), di disseccazihttp://spazioinwind.libero.it/gastroepato2/aneurisma_aorta.jpgone dell’aorta ( sfaldamento progressivo degli strati che formano la parete) e  che possono portare alla rottura dell’aorta, di prolasso della valvola mitrale a causa della lassità del connettivo. Le persone che non ricevono una diagnosi rischiano di essere colpite improvvisamente dalla patologia aortica con conseguenze spesso drammatiche.
  4. Occhi:  Alterazione della visione,  dislocamento del cristallino e sferofachia (anomalia congenita del cristallino, che risulta piccolo e di forma sferica; determina miopia elevata e, spesso, glaucoma.), spesso presente nelle forme diagnosticate in età infantile, distacco della retina, astigmatismo, miopia, glaucoma ad angolo chiuso.
  5. Polmoni:  Pneumotorace spontaneo, dispnea, malattia ostruttiva polmonare idiopatica.
  6. Pelle: strie cutanee a livello di coscia, schiena, deltoide, pettorale.
  7. Lassidei legamenti: articolazioni lasse → esagerata mobilità articolare da consentire movimenti delle articolazioni fuori dal comune, come quelli di un contorsionista. http://atlantemedicina.files.wordpress.com/2009/02/aracnodattilia.jpg?w=450
  8. La malattia può infine interessare anche il sistema nervoso centrale.

EZIOLOGIA

La Sindrome di Marfan è una malattia genetica ed ereditaria in quanto legata alla mutazione di un gene particolare stanziato nel cromosoma 15. Basta la mutazione di una delle due copie del gene normalmente presenti nel patrimonio di un individuo per dare il fenotipo clinico. In altre parole ogni malato ha quasi sempre un genitore affetto ed egli stesso ha il 50% di probabilità di avere figli malati ad ogni gravidanza. Come già anticipato la sindrome è l’immediata espressione della mutazione di un gene che codifica per la fibrillina-1.
La FIBRILLINA 1 è una componen

te glicoproteica dell’elastina, indispensabile per assicurare e mantenere elasticità e forza tissutale. In condizioni fisiologiche, la fibrillina 1 si lega ad un’altra proteina, nota come TGF-beta (o fattore beta di crescita trasformante). Il TGF-beta sembra essere coinvolto in processi deleteri a carico della muscolatura liscia vascolare e della matrice extracellulare. A partire da questi presupposti, alcuni autori sono convinti che la sindrome di Marfan sia dovuta, oltre alla mutazione del gene FBN-1, anche ad un eccesso di TGF-beta, specie nell’aorta, nelle valvole cardiache e nei polmoni.
La copresenza di questi due elementi potrebbe indebolire ancor più pesantemente i tessuti, fino ad originare i sintomi tipici della sindrome di Marfan. E’ ereditatia nel 75% ma nel restante 25% essendo la mutazione “fresca” quindi nuova si pensa che in qualche modo l’età avanzata del padre al momento del concepimento possa essere da prendere in considerazione.

TRATTAMENTO

Poichè siamo di fronte ad un’ulteriore malattia genetica, non esiste alcun farmaco o trattamento in grado di risolvere il deficit genetico. Tuttavia considerando la rosa dei sintomi, è opportuna la collaborazione di un team di medici specializzati nelle diverse complicazioni che  emergono in questo quadro. I criteri diagnostici per la sindrome di Marfan sono stati stilati a livello internazionale nel 1996: la diagnosi consiste nell’indagine della storia familiare associata ad una combinazione di indicatori maggiori e minori della sindrome.
Alcuni tra i numerosissimi test diagnostici utilizzati sono:

  • ecocardiogramma
  • angiorisonanza magnetica e TC (per l’indagine dell’aorta)
  • angiografia a risonanza magnetica (MRA) con liquido di contrasto (per rendere evidenti le strutture interne dell’aorta)
  • esame con lampade a fessura (per analizzare l’eventuale lussazione del cristallino)
  • misurazione della pressione oculare (per evidenziare l’eventuale presenza del glaucoma)
  • test genetici (consigliati prima di concepire un figlio per accertare o meno la sindrome)

FARMACI

L’utilizzo di farmaci è indispensabile per attenuare i sintomi ed evitare eventuali complicanze, in particolare quelle cardiache. Attualmente l’unica strategia praticata per rallentare l’indebolimento e l’allargamento dell’aorta è l’impiego di farmaci per ridurre la pressione sanguigna. Di solito vengono prescritti betabloccanti ma ultimamente la pratica clinica sembra evidenziare un maggior beneficio con i sartani.

CHIRURGIA
Viene utilizzata per correggere l’anomala dilatazione aortica, elemento che spesso accomuna la maggior parte dei pazienti affetti dalla sindrome di Marfan. Prima dell’evoluzione delle strategie chirurgiche a cuore aperto, la maggior parte dei pazienti affetti dalla sindrome di Marfan aveva un’aspettativa di vita media pari a 32 anni; grazie al costante miglioramento delle terapie mediche e farmacologiche, attualmente i malati di sindrome di Marfan vivono in media fino a 60 anni.

CONSIGLI

Curare i problemi visivi

sindrome di marfanAdattare il proprio stile di vita allo scopo di non esercitare stress importanti sulla parete aortica: in particolare al livello di attività sportiva devono essere evitati esercizi fisici pesanti e sport che comportino il rischio di contatto potenzialmente traumatico. E’ essenziale che:

– gli sport e le attività siano praticabili con sicurezza

– il livello dello sforzo sia monitorato

– il tutto venga discusso con il medico al fine di avere la certezza che l’esercizio, nel modo in cui lo si pratica, sia davvero sicuro.

 

N.B. Microfibrille: costituite da fibrillina, le microfibrille sono presenti nella matrice extracellulare, in cui formano un intreccio per la deposizione dell’elastina nelle fibre elastiche. Anche se onnipresenti nell’organismo, le microfibrille abbondano soprattutto nell’aorta, nei legamenti e nelle zonule dei corpi ciliari (a livello oculare).

 

 

la sindrome di Marfan è classificata tra le malformazioni congenite mentre, in realtà, dovrebbe trovarsi tra le malattie sistemiche del tessuto connettivo”.

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Informazioni Autore

Terapista della Neuropsicomotricità dell'età evolutiva, Neuropsicomotricista in acqua e istruttrice di nuoto a Padova. Ho affiancato la mia formazione universitaria ad una mia passione ovvero il nuoto cercando di creare un nesso tra terapia, sport e piacere. In un mondo non sempre facile avere più chance per vivere meglio.



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