Terapia movimento segmentario

Pubblicato il Gennaio 10th, 2013 | di Gaia Turra

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Aree di sviluppo- terza parte: posture e movimenti

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Il presente articolo terminerà il livello psico-motorio, soffermandosi sulle posture ed i movimenti. Ciò a conclusione dell’analisi relativa ai livelli di sviluppo, presi in esame negli ultimi due articoli ( livello sensoriale- percettivo  e livello senso- motorio) ed ovviemente coinvolti nel setting acquatico.

LIVELLO PSICO-MOTORIO

Posture e movimenti

Nel contesto acquatico, da un punto di vista neuro-fisiologico e motorio, si alleggeriscono le articolazioni, i muscoli, il sangue circola più liberamente e capillarmente.

Ciò da una parte favorisce i movimenti perché alleggerisce il peso del corpo, dall’altra parte oppone  resistenza al corpo stesso e produce movimenti lenti con modificazione degli equilibri. In acqua per la parziale assenza di gravità si perde la verticalità, quindi i riferimenti abituali, e gli appoggi, perciò è necessaria una maggiore forza per spostarsi.

movimento segmentario, agevolazione su colonna e Arti InferioriIn particolare, per effetto della spinta di galleggiamento, il peso del corpo si riduce, agevolando il carico sulla colonna vertebrale e sugli arti inferiori, favorendo il movimento segmentario, in funzione della decoattazione dei capi articolari e riducendo le sensazioni dolorose. Sempre per effetto della spinta di galleggiamento, il tono muscolare di base si riduce e le risposte propriocettive si attenuano, causando difficoltà di riconoscimento e controllo del movimento e ostacolo alle reazioni di equilibrio, complicate anche dagli effetti della pressione idrostatica. A causa di ciò, poco alla volta, il soggetto immerso impara a riconoscere il movimento del proprio corpo attraverso i recettori cutanei.

Relativamente alle posture che si assumono in acqua, le destabilizzazioni che il soggetto deve affrontare variano.

In posizione verticale con i piedi a terra il soggetto gode di una condizione di relativa tranquillità in quanto tale postura è utilizzata sulla terra. A seconda dell’sequenza del passo agevolata in acqua per la parziale assenza di gravitàaltezza dell’acqua, è possibile sperimentare la diminuzione della componente ponderale e il carico facilitato e tutti i tipi di deambulazione. La deambulazione come competenza motoria è interessante anche per l’aspetto psicologico: poter vivere l’esperienza psicomotoria emozionante come lo spostamento in stazione eretta, che è preclusa nella quotidianità, rappresenta un risvolto motivazionale determinante.

Nella postura seduta o accosciata la condizione di stabilità diminuisce poiché la spinta di galleggiamento prevale sulla forza di gravità in quanto rimane emerso solo il capo.

In galleggiamento prono e supino i riferimenti spaziali sono del tutto differenti da quelli abituali e lo sguardo non è più orizzontale; l’atto respiratorio è reso difficoltoso sia dall’immersione del viso sia dalla precarietà della condizione di galleggiamento; il controllo delle rotazioni sia nel senso del rollio[1] sia del beccheggio è laborioso.

Il galleggiamento verticale è complicato dall’inevitabile e costante immersione del capo. L’avanzamento del corpo o di parti di esso è faticoso a causa della resistenza che l’acqua pone e che deriva dalla sua viscosità. Ciò impegna l’individuo a regolare la velocità di esecuzione del movimento. L’atto respiratorio è complicato a causa della pressione idrostatica (l’inspirazione è difficoltosa, l’espirazione è ulteriormente facilitata).

Per ottenere un buon livello di rilassamento sono consigliati movimenti quali scivolamento a serpentina, scivolamento con serpentina associata a rotazione e movimento a culla ponendo una ciambella sotto il cavo popliteo.

Attraverso l’utilizzo delle turbolenze possiamo facilitare o contrastare i movimenti, correggere un’asimmetria o al contrario evidenziarla per stimolare un’auto correzione (l’acqua  amplifica i compensi però il feedback visivo permette di lavoraci), e tutto questo senza intervenire direttamente con le mani sul soggetto. L’orientamento e la postura danno informazioni sulle potenzialità relazionali. Se il paziente ha paura si irrigidisce, i movimenti diventano veloci, diventa instabile. Se effettua volontariamente movimenti veloci perché ha un buon equilibrio allora serve per rinforzare.


[1] Rollio = oscillazione di un corpo attorno al proprio asse longitudinale.

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Informazioni Autore

Terapista della Neuropsicomotricità dell'età evolutiva, Neuropsicomotricista in acqua e istruttrice di nuoto a Padova. Ho affiancato la mia formazione universitaria ad una mia passione ovvero il nuoto cercando di creare un nesso tra terapia, sport e piacere. In un mondo non sempre facile avere più chance per vivere meglio.



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