Terapia bambino al di là di una porta a vetro

Pubblicato il Gennaio 31st, 2013 | di Gaia Turra

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Acqua: non una panacea ma…. Ulteriori patologie ivi trattate

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A conclusione dell’argomento relativo ai tipi di patologie adatte al trattamento riabilitativo in acqua ed alle possibili controindicazioni, il presente articolo si soffermerà su: disturbi nell’elaborare un tono corporeo funzionale, distorsioni relazionali, difficoltà nell’affidarsi all’altro ed al piacere del gioco, soggetti instabili, Disturbi pervasivi dello sviluppo- Autismo.

Coloro che trovano difficoltà a elaborare un tono coerente funzionale, attraverso un mediatore più denso dell’aria possono rendersi consapevoli del gesto, della sua direzione- forza- velocità- degli effetti che produce sul piano sensibile. Ciò gli permette il riconoscimento di un rapporto causale. Il dialogo tonico sentito sul piano cinestesico, consente di recuperare la dimensione di un sé corporeo come intero nelle sue parti.due persone che non riescono a relazoinarsi e comunicare

I pazienti che soffrono di distorsioni relazionali attraverso il recupero di una dimensione acquatica possono giocarsi una relazione arcaica con l’altro, dove il livello funzionale può essere mediato da un piano di realtà oggettiva rappresentato dallo spazio piscina, dall’uso del tempo, nella ricostruzione metafisica di individuazione di sé; presenza assenza- vicinanza  distanza- egocentrismo onnipotenza.

Per quanto riguarda quei bambini che hanno difficoltà ad affidarsi all’altro e al piacere del gioco…. Qui la dimensione acqua favorisce l’apertura al piacere senso motorio, dove la peculiarità dell’elemento nel suo  rallentare, attutire, accompagnare, sottolineare il movimento, permette al bambino di sentire senza che l’emozione sia pervasiva, invadente e sconvolgente. E’ il desiderio che la sostiene, il piacere che muove la motivazione.

I soggetti instabili che non riescono ad assimilare le esperienze, quelli per cui ascoltare è impossibile, guardare non diventa vedere, per loro il lavoro in acqua è trovare il luogo Joker di Batmandove stare, dove esprimersi, in cui costruire un gesto un movimento  legato a un’azione. Qui il feedback è immediato, l’atto prende corpo… il tuffo, il nuoto, lo spruzzare o evitare lo spruzzo permettono di passare livelli di coscienza, dove si può dirigere l’esperienza, assimilarla per poi accedere a una struttura di pensiero.

Infine coloro che soffrono di Disturbi pervasivi dello sviluppo e tra questi in particolare di Autismo ( disturbo dello sviluppo neurobiologico che comporta una compromissione qualitativa nelle aree dell’interazione sociale, della comunicazione ed un repertorio di comportamento attività ed interessi ristretto, stereotipato e ripetitivo)bambino al di là di una porta a vetro, in alcuni casi possono trarre beneficio da un contesto terapeutico diverso dal comune ambulatorio. Infatti per coloro che percepiscono come piacevole il contatto con l’acqua, è possibile sfruttare l’aumento dell’interesse per l’elemento in questione, come aggancio per la relazione- interazione ed una comunicazione non verbale tramite il linguaggio del corpo. Questo proprio perchè come spiegato in un articolo precedente ( “Acqua come mediatrice”), l’acqua funge da mediatore; da sensazioni piacevoli che consentono di tollerare maggiormente la frustrazione ed allungare i tempi di attesa.

Non si può generalizzare l’effetto positivo di questo setting in tali particolari patologie, in quanto ogni soggetto è unico ed inimitabile. Ciò nonostante il piacere dello stare in acqua ed il percepire le diverse sensazioni, determina un aumento della motivazione indispensabile per raggiungere qualunque obiettivo in terapia.

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Informazioni Autore

Terapista della Neuropsicomotricità dell'età evolutiva, Neuropsicomotricista in acqua e istruttrice di nuoto a Padova. Ho affiancato la mia formazione universitaria ad una mia passione ovvero il nuoto cercando di creare un nesso tra terapia, sport e piacere. In un mondo non sempre facile avere più chance per vivere meglio.



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