Educazione nativi digitali

Pubblicato il novembre 25th, 2012 | di Michele Patella

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Nativi Digitali: chi sono? nati quando?

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bambino computerDefinizione Nativo Digitale

Nativo digitale è un soggetto nato dopo l’avvento delle tecnologie informative di massa.

In termini temporali le due date limite da cui si possono considerare i Nativi Digitali sono il 1985 ed il 1996, la prima corrispondente alla nascita dei primi elaboratori con interfaccia grafica, la seconda alla realizzazione di sistemi operativi a finestre (come quelli attualmente in uso).

In un paese come l’Italia in cui però le resistenze e l’evoluzione informatica  portano ad avere ancora oggi zone di Digital Divide è più corretto individuare la data di nascita dei nativi digitali qualche anno più tardi, a cavallo del nuovo millennio definendo come “nativi digitali spuri” i loro predecessori.

Strutture ed Educatori sono pronti?

Se dunque prendiamo come data di nascita dei “digital natives” l’anno 2000 ci accorgiamo che le nostre scuole primarie sono interamente popolate da loro; ma se, ad oggi, quasi tutte le scuole medie e superiori hanno a disposizione aule di informatica e assistenti, le elementari sono quasi del tutto inadeguate.

Le strutture ed i programmi esistenti non contemplano l’educazione informatica e la affidano spesso alla buona volontà di insegnanti “tardivi digitali” (per questioni anagrafiche) che sfruttano i pochi ed obsoleti strumenti a disposizione per qualche approfondimento, troppo poco.

Se prendiamo in esame gli educatori, anche i più giovani che si attestano intorno ai 25/30 anni, non sono pienamente efficaci online.

Secondo una ricerca condotta da WIRED è chiaro che questi hanno vissuto, ad esempio,  l’avvento dei social network  come il luogo dove orientare la maggior produttiva online, a discapito di progetti più creativi e personali come blog o piattaforme di condivisione “dal basso” (wikipedia); non percependo invece l’importanza di strumenti quali linkedin (professional network) ed in generale la online identity.

I bambini post millennio invece interpretano appieno questi strumenti, impegnandosi in quella che viene definita cultura partecipativa, nella quale una grande mole di conoscenza viene trasmessa liberamente tra di essi ed ognuno sente profondamente l’importanza del suo contributo.

Secondo il professor Henry Jenkins dell’università della California del sud questa cultura sosterrà in futuro la produzione di contenuti originali in forma digitale che pian piano si  sostituiranno alle attuali produzioni.

Nei prossimi articoli affronteremo con un approccio pratico questi argomenti, a mercoledì prossimo!

Consiglio di lettura:

La giostra multimediale 2.0. Editoria e nuovi media nell’era dei Social Networks, di Raffaele Pizzari, Cesare Protettì, Giuseppe Cultrera Aracne Editrice

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Informazioni Autore

Manager ICT di Padova, mi occupo, tra le altre cose, di formazione informatica in età scolastica. La curiosità mi porta a testare sempre nuove formule di insegnamento, cogliendo le opportunità tecnologiche che la nostra epoca ci regala!



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